Detesto la marea. La marea di fogli di carta, persone che mi indicano con il dito.
Aiutatemi, per favore. Quel che sanno fare è solo indicare. Maledetti.
Frà non sapeva cosa fare, si svegliava la mattina e piangeva. Piangeva per dieci – quindici minuti, poi andava a fare colazione.
Ascoltando la sua canzone preferita, l’unica da un paio di mesi, si metteva a sognare di andare a Cuba a vendere cocomeri intagliati. A forma di cigno o di personaggi famosi, quelli che volete, anche con la vostra faccia.
Poi non andava a lavoro, non andava a scuola e non vedeva gli amici. Rimaneva nella sua camera a sognare un altro lavoro in un altro paese.
C’era qualcuno che le girava intorno, forse erano amici o forse era addirittura il marito. Non sapeva bene chi fossero quelle persone, non capiva se erano troppo presenti oppure troppo assenti.
Abitava in un manicomio, c’era un ragazzo che dormiva nella sua stessa stanza. Quel ragazzo così inquietante, vestiva sempre bene, vomitava dopo ogni pasto e collezionava libri che non avrebbe mai letto.
- Questi sono i libri che non leggerò mai, gli altri li ho tutti buttati. E’ per ricordami ogni giorno cosa mi sto perdendo, almeno di una parte della mia vita. E’ triste, ma mi fa sentire normale. – Diceva.
C’erano anche un paio di guardie, un maschio e una femmina. Adulti, quasi vecchi. Non per la loro età, ma per il loro modo di vivere. Anche loro non riuscivano a trovare vie d’uscita, lavoravano.
Lui non parlava mai, Lei parlava troppo.
Frà si chiudeva sempre in camera e tante persone la venivano a trovare.
- Siamo qui per aiutarti.-
- Ma siete troppi, così non mi aiutate. Parlate insieme, uno sopra l’altro. Dite di essere dottori ma io non so guarendo! Dite di essere miei amici, ma mentite! Come mai l’unica persona che non vuole aiutarmi è quella lì, dentro lo specchio? Perché siete tutti qui, tirate fuori dallo specchio quella donna, a lei dovete dirle che siete amici. Lei dovete guarire. Io sono solo il riflesso di quella che ero, sono vuota.
- Via la personalità! – Frà si alzò buttando i vestiti per terra.
- Non ho sogni! Potrei morire domani! Vorrei morire domani!-
Silenzio.
- A voi importerebbe? – Si girò verso quelle cinque o sei o sette persone dentro la sua stanza da letto.
- Ma certo che sì. – Si rispose da sola.
- Ma lei.- Indicò lo specchio.
- Lei morirebbe senza di me. Se io morissi lei non avrebbe più un riflesso. Ma allora perché ti giri dall’altra parte? Perché mi ignori? Una volta stavamo bene insieme. Cosa ho fatto? Cosa sono diventata? Forse è questo il problema. –
Le guardie all’improvviso entrarono in camera e presero Frà. La misero in un piccolo stanzino e la legarono.
- Tu ci hai stufato, sempre a fare quello che vuoi. Non fai mai la cosa giusta. Sai cosa c’è? Se ti mettessi in testa di seguirci guariresti in paio di giorni! – Disse la guardia femmina.
- Ma voi non siete Dottori, voi conoscete quella nello specchio? Vi ha mai parlato?-
- Mia cara, tu sei matta. Nessuno vive dentro lo specchio, lo specchio è un oggetto. Quei Dottori lì non sanno nulla della vita vera, si divertono a passare il tempo a darti medicine su medicine. Noi siamo gli unici che ti vogliono veramente bene, ricordatelo.- Lei chiuse lo stanzino.
Silenzio, un lungo silenzio. Solo il vociare senza senso degli altri pazienti le faceva capire di non essere ancora morta.
- Sono sola, sono la figlia di me stessa. –
Pianse. Pianse troppo per un giorno solo.
In quel momento entrarono le guardie che le sputarono addosso. Richiusero la porta e Frà continuò a piangere. Entrarono gli amici, il marito e i dottori.
- Poverina, poverina, quanto ci dispiace. Povera piccola, guarda tutto quello che deve sopportare. – Richiusero anche loro la porta, lasciandola legata.
Passò un’oretta e Frà sentì di nuovo la porta dello stanzino aprirsi. Era quel ragazzo inquietante, quello che dormiva nella sua stessa stanza.
- Quanto ti capisco, loro si comportano così anche con me. Guarda come sono diventata ed è solo colpa loro. Tu invece sei diversa, sei più forte di me. – Disse il ragazzo mentre la slegava.
- Grazie, davvero. – Disse Frà.
- Di niente, ora dammi i soldi.-
- Quali soldi? –
- Hai 100 euro dentro la scatola verde sul comodino, li ho visti.-
- Perché li vuoi? Perché vuoi in cambio dei soldi. Hai detto che mi capisci.-
- Voglio comprare dei libri nuovi e poi io ti sto aiutando. Ti aiuterò sempre, ma non puoi pensare che io sia perfetto, che faccia tutto questo per te senza volere niente in cambio. Saresti veramente una stupida se pensassi questo. – Disse il ragazzo.
Frà diede i soldi al ragazzo. Frà decise di rimanere in silenzio per non essere chiusa di nuovo nello stanzino. Per non pagare un’altra volta, per non piangere così tanto ogni giorno.
Nella sua stanza, da sola, si guardò allo specchio.
- Perché non sono come te?-